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         Pagine di Storia

 

 Ermanno Menapace  

ERMANNO MENAPACE

 

 

 

Benito Mussolini

La Polizia Segreta era al suo diretto comando.

Veniva impiegata per reprimere gli oppositori,

ma spesso le informazioni confidenziali servivano

a colpire gli stessi gerarchi con ambizioni troppo spiccate



 

 

 

 

 

 

Il   passato che ritorna

C’era anche un trentino nella rete spionistica di Mussolini: il suo nome, Ermanno Menapace, riemerge dal registro (ora consultabile) di Arturo Bocchini, uomo di fiducia del Duce, temuto per sua abilità e il suo cinismo, che fu capo della polizia fascista dal 1933 al 1940. Bocchini organizzò una rete capillare di informatori e confidenti, e come ogni buon organizzatore annotò i loro veri nomi, con accanto quelli di copertura, i codici personali, i recapiti ufficiali e quelli clandestini. La lista conteneva nomi di intellettuali, gior­nalisti, diplomatici, uomini d’affari, politici, doppiogiochi­sti infiltrati nei gruppi parti­giani e cittadini incensurati e insospettabili. La polizia segreta era al diretto comando di Benito Mussolini, a lui Bocchini riferiva e da lui riceveva gli ordini. Entrambi impie­garono il servizio segreto per reprimere gli oppositori del regime, ma spesso si servivano delle informazioni confidenziali per colpire gli stessi uomini del regime, con ambi­zioni troppo spiccate. La rete fu ordita sin dagli albori del regime e nel tempo venne affinata, perfezionati i metodi dello spionaggio e la repressione pianificata nei minimi particolari. Il  potere utilizzò a piene mani queste spie per esercitare un controllo pubblico. E chi, disgraziatamente, riceveva la visita degli sgherri di Bocchini non se la poteva più scordare. I no­mi degli informatori rimasero sempre segreti, custoditi gelosamente da Bocchini, e tali rimasero anche nel Dopo­guerra. Il registro del capo della polizia, dopo il 1945, fu depositato negli archivi del ministero degli interni e da là, successivamente, trasmesso all’Archivio centrale di Stato. Emergono nomi, fatti, luoghi: 230 pagine con 374 nomi­nativi. Una milizia impegnata a raccogliere informazioni, ordire cospirazioni e provocazioni in Italia e all’estero. Fra quei 374 nomi di confidenti compare anche un trentino, che resse per molti anni il giogo spionistico. Ermanno Menapace, questo il suo no­me, fu un “servitore” fedelissimo, reclutato nei primi giorni del regime fascista, e ben compensato per i suoi servizi. Menapace, infatti, fu uomo di prim’ordine fra le spie. Mise in piede una propria rete di informatori, la più ramificata all’epoca, che portava il suo nome: il “ Gruppo Menapace ”, molto attivo negli anni trenta. Forte di una dozzina di elementi, operava dalla Francia al Belgio, all’Africa italiana. “ 98 Spandri ” era il suo codice personale e il suo nome di copertura. Morto Bocchini, il trentino Menapace rimase in servizio, agli ordine del nuovo capo della polizia, Carmine Senise. Poi di lui non si seppe più nulla.

 

          (TN )  11 giugno 2002 @ enio