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E N I O W E B P A G E

 

 
I mulini lungo il rio


A Longiarù una vallata da ammirare.
Nella piccola frazione di San Martino in Badia un percorso culturale di grande interesse dopo anni di restauro.


LONGIARÙ

La valle del Rio Seres - territorio comunale di San Martino, frazione di Longiarù, val Badia - è chiamata «valle dei mulini». Nel tratto fra le due splendide Viles Seres e Miscì, vi sono otto mulini due dei quali hanno la doppia ruota ed una teleferica ad acqua. Il tutto è inserito nella cornice del Putia all'interno del parco naturale Puez-Odle. La valle dei mulini è raggiungibile dalla statale della Badia (San Martino) percorrendo la provinciale che sale fino a Longiarù; oltrepassato il paese e la località di Freina, un bivio sulla destra porta alle Viles e quindi al percorso di visita dei mulini che sono stati restaurati (lodevole iniziativa) e rimessi in funzione. Il percorso. Inizia in corrispondenza del ponticello sul Rio Seres e del primo mulino(a due passi), si risale lungo il torrente dove si incontrano gli altri manufatti l'ultimo dei quali è a 1650 metri di quota. Per il ritorno il sentiero (ben curato) si discosta dal Rio Seres e sale (leggermente) permettendo la visita delle due splendide Viles. L'acqua. Per il funzionamento del mulino è necessaria ovviamente l'acqua che viene derivata dal Rio Seres attraverso una canalizzazione scavata nel terreno che termina nel disabbiatore, piccolo manufatto in legno che trattiene il materiale terroso ed i sassi trasportati dall'acqua. Da questo punto si dipartono le canalette aeree in legno scavate all'interno di tronchi e sostenute da tralicci che portano l'acqua alla ruota. L'ultimo tratto - la doccia - inclinato di circa 40 gradi verso il basso alimenta la ruota con la caduta dell'acqua dall'alto. La doccia è mobile, collegata a due aste che permettono di deviare dall'interno il flusso dell'acqua e fermare il movimento della ruota. Il funzionamento. La ruota ad acqua nel suo movimento aziona la macina attraverso un sistema di ingranaggi in legno mentre l'apparato di macinazione vero e proprio è costituito da due macine di pietra o palmenti. Un ingranaggio a leva (si chiama temperatoia) consente di regolare la posizione della macina superiore, avvicinando o allontanando i due palmenti si determina la grana della farina. I palmenti sono entrambi racchiusi da un cilindro di legno che raccoglie la farina prodotta e la convoglia, tramite un corto condotto verticale, nel buratto (grossa cassa sottostante). Sopra i palmenti è posizionata la tramoggia che contiene il grano da macinare. La teleferica. Nella straordinaria ricostruzione dei mulini che si trovano lungo questa piccola ma incantevole valle, attenzione è stata posta anche alla «teleferica», una presa di forza che trasmette il moto prodotto da ruota ad acqua del mulino. Una puleggia, coassiale rispetto alla ruota idraulica, muove il cavo della teleferica, sorretto lungo il percorso da un traliccio in legno, e trasmette il movimento all'interno del fienile del maso «Pice» a Miscì. Qui, attraverso un meccanismo di riduzione del moto, vengono azionati alcuni macchinari agricoli: una trebbiatrice, una trinciafieno ed una mola per affilare attrezzi. Le visite. Sono possibili tutti i giorni, facilitate anche da utili indicazioni didascaliche. Un giorno alla settimana alcuni mulini vengono messi in funzione con dimostrazione pratica. Informazioni all'associazione turistica di San Martino in Badia.


VAL MARTELLO

 

Si muovono all'insegna della valorizzazione dei prodotti locali le settimane gastronomiche. E infatti il motto è

"Prodotti Venostani nei ristoranti Venostani". L'offerta del momento si concentra su albicocche, bacche, verdure e trote. I ristoranti interessati sono il "Duerrenast" di Prato, il Waldheim e lo Stallwies di Martello. Il mese di agosto e l'autunno presenteranno mele, funghi e selvaggina. I locali attivi sono il Reschenscheideck di Resia ed il Panorama di Malles. Alla manifestazione inaugurale, tenuta al Waldheim in Val Martello, ha presenziato l'assessore provinciale all'agricoltura Hans Berger. Si tratta di un'iniziativa decisamente stimolante destinata a richiamare l'attenzione sia dei residenti che dei numerosi turisti. Sono proprio questi ultimi a dimostrare una crescente attenzione nei confronti dei prodotti tipici locali soprattutto se cucinati da mani esperte. In questo senso anche la Val Martello ha compiuto dei passi importanti anche dal punto di vista della qualità. Queste settimane dedicate alla gastronomia della vallata sono l'ennesimo sforzo - indubbiamente lodevole oltre che stimolante - per soddisfare le esigenze di chi ha il... palato fino.

L'Aliante Predatore

 

La presenza di questo maestoso predatore è un ottimo segnale: è indice di una fauna ricca e di un ambiente integro. E' il più grande avvoltoio presente in Italia, neanche l'aquila reale riesce a manovrare tra le montagne con la sua agilità: è il Gipeto, tornato a nidificare anche nel Parco dello Stelvio.

 

Noto anche come Avvoltoio degli Agnelli, il Gipeto era scomparso dalle Alpi dall'inizio del secolo scorso - l'ultimo esemplare fu ucciso nel 1913 - ma grazie a un progetto internazionale di reintroduzione avviato nel 19186, oggi questo maestoso rapace è tornato a nidificare sulle montagne dell'arco alpino, dove si stima siano presenti una sessantina di individui e dove si sono formate ben otto coppie, di cui due all'interno del Parco nazionale dello Stelvio. Amante delle zone rocciose di montagna o di collina, il Gipeto frequenta occasionalmente anche discariche non lontane dagli insediamenti umani. La sua ampia apertura alare - quasi 3 metri - gli permette di esplorare i pendii alla ricerca di animali, di cui predilige le ossa che ingoia dopo averle frantumate lasciandole cadere sulle rocce. Le sue prede sono per lo più caprioli, camosci e stambecchi, ma non disdegna capre, pecore, maiali e bovini e in caso di necessità arriva ad attaccare anche animali vivi, purchè deboli e deperiti. La presenza del Gipeto è indice di ambiente integro e di una fauna particolarmente ricca: si spiega anche così il fatto che dalla Svizzera, dove sono stati liberati i primi esemplari, si sia spostato nel Parco dello Stelvio. Molto longevo - la vita media raggiunge i 20 anni - è abituato a vivere in coppia, attualmente è il più grande avvoltoio presente in Italia: nessun altro rapace neppure l'aquila, riesce a manovrare tra le montagne con la stessa leggerezza di questo straordinario "Aliante Naturale" dotato di sorprendente agilità. Se non ne avete mai visto uno, lo potrete fare visitando il Museo Tridentino di scienze Naturali in Via Calepina, dove ne è presente uno  a grandezza naturale, imbalsamato