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E N I O W E B P A G E

 

 
LA CITTA' DI TRENTO IN MUSICA

 

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Jazz, folk, arpa celtica, Mozart: gruppi di ogni genere e per tutti i gusti
Il centro è un juke-box. Sulle strade suonatori da tutta Europa





TRENTO 

 

Musica, maestro. L'arpa celtica in Piazza Pasi, un duo stile Sonny & Cher poco più in là, un quartetto d'archi che suona Mozart in via Oss-Mazzurana e un terzetto di evergreen in via Diaz. Strada che vai, colonna sonora che trovi: in questi giorni la città sembra una prova d'orchestra, con menestrelli da ogni parte d'Europa. Un pezzo di marciapiede, un cappellino per le offerte e via, il concerto comincia. Tanti arrivano dall'Est. Perlopiù, figli orfani dell'ex comunismo, che sbarcano il lunario. Ma qualcuno suona per pagarsi le vacanze, in stile globetrotter. Violino, sax e fisarmonica: Gheorge, Todorel e Steliano da mesi suonano con un muro che fa da quinta e il cielo che amplifica le note. Bravissimi sia nell'old jazz che nella classica e nel folk, vengono dalla Romania, hanno una quarantina d'anni di media e la loro scelta non ha nulla a che vedere con Kerouac. A spingerli "on the road" è stato il passaggio dal comunismo al neo capitalismo, che ha ridotto loro e tanti concittadini ad una vita ai limiti della sopravvivenza. «Ai tempi di Ceausescu suonavamo in una grande orchestra ai matrimoni e in altre serate - racconta Gheorge, l'unico a masticare bene l'italiano -. In un giorno guadagnavi lo stipendio mensile di un operaio. Poi, caduto il dittatore, è arrivata la democrazia ma sono spariti i soldi: c'è chi ne ha fatti tanti e chi è diventato povero. Niente più matrimoni, niente più feste. E niente più lavoro». Dal '93 Gheorge fa il musicista girovago. I suoi due amici lo seguono solo d'estate: durante l'anno suonano nell'orchestra di Galati, ma la loro paga raggiunge a malapena i 100 euro mensili. In strada quella cifra la guadagnano in un paio di giorni. A fine mese riescono a mettere da parte più di 500 euro a testa. Con 50 centesimi a notte dormono alla casa d'accoglienza Bonomelli, mentre i pasti li consumano (gratis) alla Caritas. Girano in tutto il Nordest, ma a Trento tornano spesso: «E' una città calda, molto meglio di Bolzano - si entusiasma Tudorel -. La gente si ferma e ci applaude, con qualcuno abbiamo anche fatto amicizia». E' della Slovenia un quartetto di violini, viola e violoncello. Eseguono Mozart e Bach con maestria, dovuta ad anni di conservatorio e di università della musica. Ivrj, Ivan, Brano e Richard, poco più che ventenni, sono privilegiati rispetto a molti coetanei: «D'inverno studiamo, d'estate ci paghiamo le vacanze suonando in giro». Lo fanno da quattro anni, sono stati a Venezia, Firenze, Napoli. Stavolta hanno scelto Trento e Bolzano: dormono in un gasthof di Merano e fanno la spola in auto. Compare e riappare un arpista irlandese, che gira il Norditalia e dorme all'ostello di Rovereto. Una meteora il duo inglese alla Sonny & Cher: una mattina e poi si è dileguato. Norbert Daprà («ma chiamatemi con il mio nome d'arte: Norberto Dal Prato») appare invece la sera e lascia il segno. Barba bianca da Matusalemme, camicia a fiori viola e sguardo ascetico, porge serenate alla gente seduta sulle panchine di Piazza Duomo, intonando con la chitarra canzoni per Geova. Viene dalla Ruhr, ma da qualche anno vive in Val di Rabbi: «I miei nonni erano originari di lì, ho sentito il richiamo delle radici», sorride soave. Ha 56 anni, un'ex moglie e tre figli di cui una vive con lui e fa la pastora. Ha fatto tanti lavori, poi è saltata fuori una piccola eredità e da allora arrotonda facendo collanine d'inverno e suonando in giro per l'Europa d'estate. «Mi scrivo io le canzoni - racconta -: leggo versetti della Bibbia e li metto in musica. Sono molto credente». Dove dorme? «Hotel Sottolestelle, lo conosce? - scherza -. Se piove, mi rannicchio sulla mia Fiat». Occhi colmi di tristezza quelli di Milen, nazionalità bulgara e suonatore di flauto di fronte al Teatro sociale, con il nipotino Miroslav che gli fa compagnia. «Lo suono malissimo e guadagno pure poco», ammette, mostrando la cassettina con undici euro. Ha 52 anni, la moglie è morta quattro anni fa di cancro e poi, mazzata finale, è arrivata la miseria del post-comunismo. «Prima cantavo, suonavo e avevo le tasche piene di soldi - ricorda -. Adesso? Là si campa con cento euro all'anno». Brutta bestia, la fame. Lui non vuole più patirla: «Voglio stare qui, ma non per suonare. So fare l'imbianchino. Sa se c'è qualcuno che può darmi lavoro?». Queste sono solo alcune delle storie dei girovaghi che si avvicendano nelle vie del centro.

 

Le sonorità dei secoli scorsi rieccheggiano nelle sale di palazzo de Pizzini, ad Ala, dove sono raccolti i pianoforti sui quali suonarono Mozart, Beethoven, Chopin

UN MUSEO TUTTO DA ASCOLTARE

Ad Ala, proprio al confine del Trentino con il Veronese c'è un museo tutto da ascoltare, oltre che da guardare. È quello del pianoforte antico. Un museo originalissimo, sorto quasi

per caso, per quell'incontro fortunato di circostanze che a volte segnano i destini. E in questo caso ridanno lustro e slancio ad una città bellissima, che ha fatto la storia del Trentino, ma che negli ultimi decenni ha avuto la sfortuna di essere trascurata. Città dalle solide radici industriali (era famosa in tutta Europea per i suoi velluti) Ala raggiunse la prosperità in quanto stazione di confine alle frontiere meridionali dell'impero Asburgico. Qui si pagavano

i dazi, qui c'erano gli uffici degli spedizionieri. Ma qui, prima di passare in Italia per i loro "tour", si fermavano anche artisti, musicisti, letterati. Se il giovane Wolfang Amadeus Mozart si fermò una volta a Rovereto, per il Natale del 1769 ad Ala pernottò e "fece musica" per ben tre volte, nel 1771, nel 1772 e nel 1773, ospite dell'accogliente e colto palazzo dei de Pizzini von Hochenbrunn. Proprio grazie alla memoria di Mozart, alla passione musicale dell'ultimo

dei de Pizzini, ed alla competenza di una grande pianista, sensibile non solo alla bellezza degli strumenti, ma all'atmosfera dei luoghi, si deve il museo del pianoforte antico, che raccoglie una trentina di strumenti d'epoca, dai primi clavicordi e spinette ai pianoforti del romanticismo pieno, quelli costruiti a Vienna per Mozart e Beethoven, quelli su cui suonava Chopin. Perfettamente restaurati i pianoforti danno così testimonianza non solo di un periodo storico, ma anche di sonorità, di stili altrimenti impenetrabili. Suonare Beethoven o Chopin sullo strumento per il quale la sonata o la ballata era stata pensata non costituisce, infatti, solo una rievocazione filologica, ma un'introduzione innovativa a nuovi livelli di ascolto. La collezione è stata assemblata dalla pianista Temenuschka Vesselinova, bulgara di origine. La Vesselinova si è diplomata in pianoforte a 18 anni a Sofia e si è poi trasferita a Firenze, per perfezionarsi con Maria Tipo. Dopo dieci anni è passata a Bruxelles per approfondire lo studio della musicalità negli strumenti antichi e nelle partiture ad essi riferite. L'incontro con il primo "pianoforte da collezione" è stato casuale ed è avvenuto a Riva del Garda. La Vesselinova insegnava al conservatorio, entrò in un bar, vide un pianoforte che serviva da appoggio per i piatti, ne notò subito il pregio. Era un pianoforte viennese del 1840. La collezione iniziò così e finì ad Ala, quando l'anziano de Pizzini suggerì un programma della Fondazione Mozart attorno agli strumenti antichi raccolti. La famiglia della Vasselinova ebbe l'occasione di acquistare il palazzo de

Pizzini e così la città si trovò arricchita di questo richiamo. Oltre a curare gli strumenti del museo di Ala la Vasselinova ha la cattedra di Pianoforte  Storico al Conservatorio di Vicenza.

 

Dove

Il Museo del Pianoforte Antico si trova ad Ala, nel centro storico, al piano terra del Palazzo de Pizzini von Hochenbrunn di Lenna, in Via Santa Caterina 1.

 

Quando

Il museo, è aperto la prima domenica di ogni mese. Le visite guidate (per consentire l'ascolto degli strumenti) sono gratuite e si svolgono alle ore 17. È consigliabile la

prenotazione. Su richiesta, e a pagamento, il museo organizza lo stesso tipo di visita in qualsiasi giorno della settimana.

 

Info

Per prenotazioni e informazioni telefonare al Museo (0464.670636, fax 0464. 674598). E-mail: museopiano@tin.it. Il numero del Comune di Ala (in Piazza San Giovanni 1) è 0464.671001, quello dell'Apt di Rovereto e Vallagarina (38068 Rovereto, Corso Rosmini 6) è 0464.430363; l'Ufficio Attività Culturali risponde allo 0464.674068.