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E N I O W E B P A G E

 

 

 

 

 

 

 

 

 
"Oltre le Vette" nel ricordo di Buzzati

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 Dall'11 al 27 ottobre 2002 ricco calendario di appuntamenti fra cinema e alpinismo.
Una rassegna multidisciplinare che

accosta i molti saperi

della montagna

 

BELLUNO



Sarà l'omaggio a Dino Buzzati, poliedrica figura di scrittore, giornalista e pittore che dal fascino dei monti trasse ispirazione per le sue più importanti opere, il tema dominante attorno al quale prenderà forma la VIº edizione della rassegna di cultura alpina "Oltre le Vette". L'attesa manifestazione, promossa dall'assessorato alla cultura del Comune di Belluno in collaborazione con il CAI, il Filmfestival di Trento e l'Istituto italiano per gli studi filosofici, è diventata ormai un irrinunciabile appuntamento autunnale nel panorama culturale ed alpinistico triveneto: il programma definitivo del ciclo di incontri, conferenze, proiezioni e mostre si svolgerà a Belluno da venerdì 11 a domenica 27 ottobre. A Buzzati, proprio in virtù dei suoi intensi legami affettivi con i pinnacoli dolomitici che circondano Belluno, "Oltre le Vette" dedicherà nel trentesimo anniversario della sua scomparsa due serate cinematografiche, domenica 13 e martedì 22 presso il teatro comunale: piatto forte dei due appuntamenti saranno le pellicole "Il deserto dei Tartari" (1976) di Valerio Zurlini e "Il segreto del Bosco Vecchio" (1993) di Ermanno Olmi. La rassegna bellunese con il sottotitolo "Metafore, uomini, luoghi della montagna", che sottolinea l'approccio multi disciplinare con cui si accosta ai diversi tipi di sapere che circondano l'universo della montagna e dell'alpinismo, conferma ancora una volta il suo legame con il Film festival di Trento: nelle due serate di giovedì 17 e lunedì 21 saranno infatti proiettati ben otto film, tra i quali spicca per importanza l'inglese "The ghost of K2", vincitore di una Genziana d'Oro al festival tridentino. Sempre per quanto riguarda il cinema di montagna non mancheranno altri rilevanti contributi: "Montanaia sogno di pietra", commentato da Mauro Corona e Spiro della Porta Xidias; "Ultimate guide: Iceman", un documentario sull'Uomo del Similaun girato da Brando Quilici per Discovery Channel; "La montagna al femminile" di Ingrid Runngaldier, un'indagine sulle motivazioni e sullo spirito delle moderne interpreti dell'alpinismo. Come nelle edizioni precedenti, "Oltre le

 

Vette" proporrà anche quest'anno una considerevole quantità di incontri con alpinisti,alternando esponenti di punta della arrampicata contemporanea a intramontabili rappresentanti della "vecchia guardia". Si segnalano in particolare il diaporama dello scalatore sardo - piemontese Maurizio Oviglia, programmato per sabato 12 al teatro 

comunale; la presentazione del volume "Uomini fuori posto" di Manrico dell'Agnola, presso il palazzo Crepadona martedì 22 alle ore 18; il fortissimo alpinista francese Patrick Edlinger, che commenterà in diretta una selezione di diapositive mercoledì 23; "La forza della natura", un volume sull'alpinista bellunese Franco Miotto che sarà presentato dall'autrice Luisa Mandrino giovedì 24 alle ore 18 in Crepadona; Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, protagonisti venerdì 25 di una serata sul K2 organizzata dal CAI di Belluno. Il gran finale di domenica 27 con Sergio Martini, terzo italiano a salire tutti i 14 ottomila del pianeta. Spazio infine anche per la coralità popolare, con il concerto al Teatro comunale del Coro Monte Cauriol di Genova diretto dal maestro Armando Corso serata che sarà introdotta sul palco dal Coro CAI Belluno.

 

CALALZO

L'antico ricovero degli alpini
Compie novant'anni il rifugio Galassi a Forcella Piccola.Fu anche una base dei partigiani.

Incastonata com'è sotto l'immane mole dell'Antelao, Forcella Piccola sembra un itinerario votato al portento della natura e alla sacra fatica dell'escursionista che voglia coniugare il panorama dell'amena valle del Boite con quella della selvaggia Val d'Oten. Ma quello che oggi è il paradiso del turista volonteroso e pacifico costituì per un quarantennio almeno, tra il 1873 e il 1915 la palestra ideale del nuovo corpo degli Alpini ideato dal Perrucchetti e luogo perfetto per le diatribe della strategia italiana ed austriaca, alla ricerca sempre di vie alternative alle rotabili di fondovalle. Da Praciadelan risalivano la Val d'Oten quegli strani fanti dalla penna d'aquila che, in attesa delle future glorie, inanellavano puntuali le loro periodiche esercitazioni estive ed invernali, ben consci che fin quassù si sarebbero spinte le avanguardie austriache provenienti dalla conca di Cortina per scendere poi rapide a Calalzo e quindi nel cuore del campo trincerato di Pieve di Cadore. Del resto la storia risorgimentale aveva già insegnato qualcosa nei gloriosi ma infelici giorni del 1848, allorché gli austriaci tentarono, il giorno 21 maggio, una sorpresa, seguendo proprio l'itinerario della forcella. In quell'occasione infatti un drappello di cacciatori tirolesi, favoriti da una finta manovra del grosso delle truppe lungo la strada d'Alemagna, in direzione della Chiusa di Venas, riuscirono a portarsi fino alle prime case di Calalzo. Tutto il Cadore sarebbe caduto dunque nelle mani del nemico se una donna, accortasi dell'aggiramento nemico, non avesse dato di piglio alle campane. Uomini accorsero in fretta dai paesi vicini, costringendo gli austriaci a ritornare precipitosamente sui propri passi, non senza macchiarsi di alcune violenze prima di ripassare la forcella. Forse ammaestrati anche da questa esperienza, gli Alpini simularono spesso fino alla vigilia della Grande Guerra mosse difensive e controffensive ai piedi dell'Antelao, ed anzi si arrivò nel 1913 alla costruzione poco sotto la forcella di un grande e solido ricovero: esso era capace di 250 uomini e di 10 quadrupedi e disponeva nelle vicinanze di un osservatorio, a sua volta in grado di ospitare 16 uomini. La nuova costruzione fu inaugurata il 19 ottobre, con la benedizione del Parroco di Calalzo, ed intitolata a Pietro Galassi, morto pochi mesi prima in terra africana, ad Ari Giak, con una bella lapide opera dello scultore C. Chiot. Ma le ipotesi di avanzata nemica dal Pian dei Buoi e dalla conca di Cortina restarono vive sui tavolini della strategia amica e nemica solo fino al 1915. Non appena infatti il fronte della guerra vera si assestò qualche chilometro più a nord, invertendo tra l'altro i ruoli preventivati di attaccante ed attaccato, ogni interesse decadde fatalmente e le difese furono sguarnite. E quando si consumò il bailamme della ritirata della IV Armata dopo Caporetto, non ci fu certo bisogno per il nemico di arrampicarsi fin quassù per superare la mitica Chiusa di Venas. I forti di Monte Rite e Pian dell'Antro abdicarono troppo presto al loro compito e le colonne austriache poterono avanzare rapidamente da S. Vito su Pieve, nei giorni 8 e 9 novembre 1917. Durante la II guerra mondiale la zona divenne rifugio di partigiani e tra questi ci fu per parecchio tempo anche Giovanna Zangrandi, che nel suo libro "I giorni veri" racconta come da quassù potesse vedere le dense spirali di fumo che si levavano dal rifugio Venezia sotto il Pelmo incendiato dai nazisti. Oggi il grande rifugio militare è divenuto punto d'incontro ideale per escursionisti di ogni nazionalità e di ogni livello e la severità del suo impianto architettonico, dimenticate per sempre le originarie finalità, sembra sposarsi senza forzature al circostante e grandioso contesto dolomitico.