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E n i o W e b P a g e

 

 
Tempo di restauri per le antiche fontane

    I      


Le vasche cittadine rinnovano il look

TRENTO

In città è tempo di restauri anche per le fontane. Costruite per la maggior parte tra '700 e '800, un tempo luoghi di aggregazione della comunità, oggi le vasche cittadine tornano ad essere elemento cardine dell'arredo urbano. Riportata a nuovo la fontanella dell'Aquila in piazza Duomo, a breve termineranno i lavori alla fontana di Port'Aquila. In attesa del nuovo look del Nettuno. Fontane imponenti piuttosto che piccoli catini, strutture ornamentali costruite nei cortili interni dei palazzi storici, nei parchi o in prossimità delle chiese: solo in città sono 41 le fontane comunali in gestione alla Sit, se si considerano anche i sobborghi il numero sale a quota 187, con Meano (26) Villazzano (22), Povo (16), Mattarello e Cognola (14) a fare la parte del leone. A cui si aggiungono le 88 presenti all'interno delle aree verdi.E se in alcune parti d'Italia, dove di questi tempi l'acqua non scende nemmeno dai rubinetti delle case, vederla zampillare lungo le strade rappresenta un miraggio, a Trento le fontane "mute" si contano sulle dita di una mano. È vuota l'elegante vasca in marmo bianco pila di piazzetta Lainez, costruita dietro l'abside di Santa Maria Maggiore, a ridosso del chiosco di fiori chiuso qualche anno fa. E tace anche la piccola fontana in pietra bianca di piazza d'Arogno, una vasca in stile neo rinascimentale che interrompe la monotonia del muro di sasso intonacato delle case. Ma nel resto delle strade cittadine è tutto uno zampillare d'acqua. «Acqua potabile, la stessa che arriva nelle case - puntualizzano alla Sit - visto che tutte le fontane sono allacciate all'acquedotto potabile». Fanno eccezione quelle a carattere monumentale, collegate all'acquedotto industriale: è il caso delle fontane di piazza Duomo e piazza Venezia, poco accessibili ai potenziali cittadini assetati. L'acqua sgorga dalle fontane maggiori del centro storico: la fontana di San Marco con la statua di S. Giovanni Nepomunceno, posta all'angolo della chiesa, realizzata in pietra rosa di Terlago all'interno di una nicchia dall'incorniciatura classica; la fontana di Bacco, con la statua del dio romano che troneggia in un angolo di piazza Pasi; la fontana dei Delfini, di fronte alla chiesa di S.Croce. E ancora: la fontana dei "Do'Castradi", situata in una delle piazze più caratteristiche della città, piazza delle Erbe, e così chiamata perché l'acqua fuoriesce dalle due teste di ariete in bronzo. Curiosità: in passato era chiamata "Osteria dei do' Contradi", ad indicare che l'acqua di fonte veniva abbondantemente e gratuitamente elargita a tutti. Ci sono poi le vasche meno note e meno visibili, addossate alle pareti delle case, quasi seminascoste nelle piazzette e nei vicoli della città, con le colonne in pietra bianca ma più spesso ancora in ghisa: in piazza Garzetti, vicolo Bellesini, via dei Cappuccini, vicolo della Busa; la fontana "minore" di piazza Venezia, a fianco dell'Istituto Canossiano, e la fontanina di via Travai, a due passi dal Punto d'incontro. L'acqua è tornata a sgorgare anche dalla fontanella del parco di piazza General Cantore, dopo le recenti proteste degli abitanti della zona. Al ripristino delle fontane storiche il Comune sta dedicando già da qualche tempo progetti e risorse. Conclusi i lavori in piazza Duomo, da qualche settimana è partito il restauro delle due vasche della fontana Port'Aquila, all'incrocio tra via Venezia e via dei Giardini: un'opera di pulitura e di manutenzione ordinaria, che comprenderà anche la sistemazione dell'arredo urbano circostante, per una spesa stimata di 5 mila euro. E per il prossimo anno, annuncia l'architetto Ennio D'Andrea, «l'attenzione del Servizio restauri del Comune si concentrerà sulle quasi centocinquanta fontane dei sobborghi, per le quali si provvederà a stilare una lista dei lavori più urgenti». Di certo, per il momento, c'è l'intervento di manutenzione straordinaria che a breve interesserà la fontana simbolo di Trento, il Nettuno di piazza Duomo. A dieci anni dall'imponente restauro, i nuovi lavori riguarderanno la pulitura della fontana dalle incrostazioni di carbonato di calcio e il monitoraggio dell'impianto che permette il ricircolo dell'acqua.

 
Canederli alla trentina

Ingredienti


1 kg. di pane raffermo,
0,5 l. di latte,
2 lucaniche,
100 gr. di pancetta (speck, coppa o altri insaccati),
100 gr. di grana trentino
100 gr. di burro, 3 spicchi d'aglio,
2 l. di brodo di carne
2 uova fresche,
sale, pepe, prezzemolo noce moscata q.b.,
qualche foglia di salvia,
un po' di farina bianca.
Preparazione
Si taglia il pane raffermo a dadini, che si mettono poi in ammollo nel latte, precedentemente intiepidito, per circa due ore. Si leva la pelle delle lucaniche, si taglia a piccoli dadi la pancetta e altri insaccati, si trita il prezzemolo e l'aglio e altri componenti, unendo poi il tutto al pane. S'insaporisce con sale, pepe, noce moscata o altre spezie, grana trentino grattugiato e vi si uniscono le uova. Si amalgama il tutto, usando le mani, e, spolverando con farina bianca, si confeziona delle palline leggermente più piccole di quelle da biliardo. Si fa cuocere a fuoco lento nell'acqua o nel brodo di carne, precedentemente preparato, e si serve con abbondante grana trentino e burro spumeggiante, aromatizzato con salvia, oppure, più tipicamente, con il brodo di cottura.

 

Crauti trentini e maiale
 
Ingredienti per 4 persone
 

1 kg. di crauti freschi trentini,
una mela golden della val di non,
500 gr. di carne di maiale,
300 gr. di puntine di maiale
300 gr. di lucanica fresca trentina,
alloro, sale, pepe, comino e aglio.
Preparazione
Prendere i crauti a freddo e riporli in una pentola larga e alta. Coprirli completamente con acqua, superando di due o tre centimetri il livello dei crauti. Aggiungere la mela sbucciata e tagliata a spicchi, che servirà a togliere l'eccessiva acidità del prodotto. Per chi lo desidera è possibile aggiungere alcuni spicchi d'aglio puliti e i semi di comino. La cottura deve essere piuttosto prolungata ­ non meno di due ore ­ a fuoco molto lento. È importante non rimestare i crauti e, alla fine della cottura, regolare con sale e pepe a piacimento. Le lucaniche fresche vengono bollite in acqua calda per quindici minuti e forate con una forchetta per far perdere il grasso eccessivo. Le lucaniche possono essere tagliate a fette piuttosto grosse e aggiunte per un'ulteriore cottura ai crauti, così come le puntine. A parte preparare la carne di maiale ­ di preferenza carré ­ al forno, precedentemente strofinata con l'aglio e cosparsa di comino. All'ultimo momento verrà aggiunta sul piatto di portata ai crauti, assieme alle puntine e alle lucaniche. Questo piatto è solitamente abbinato ad una fumante polenta.